Intervista a Matteo Ballostro l’“alchimista” della Polaroid


Intervista a Matteo Ballostro l’“alchimista” della Polaroid

Matteo Ballostro
“alchimista” della Polaroid

  1. Matteo spiegaci come ti sei avvicinato alla Polaroid e perché hai preferito questo mezzo espressivo per parlare del tuo mondo creativo rispetto ad altri mezzi come il disegno, che sappiamo essere una tua grande passione. Perché hai scelto la fotografia istantanea?
    Tutto è iniziato quando ero piccolo, un giorno erano venuti a farci visita dei parenti lontani, avevano portato dalla Germania una macchinetta pazzesca, avrò avuto circa otto anni e ricordo che con questa macchinetta grigia che “sputava” letteralmente fuori le fotografie mi ero divertito tantissimo. La vita e gli studi mi hanno poi portato a prendere confidenza con altro, l’esperienza del liceo artistico mi ha certamente condizionato e mi ha fatto appassionare al disegno a mano libera, che si, resta certamente una mia grande passione! Poi durante gli anni universitari mi sono riavvicinato alla fotografia andando a vedere le mostre che da Genova mi hanno portato a Milano, città molto fertile per l’immagine, dove ho avuto modo di conoscere personalmente alcuni fotografi. Mi sono così tuffato a piene mani nel mondo della fotografia e, improvvisamente dai miei ricordi è riaffiorata la polaroid che, per quanto mi riguarda, è subito diventata lo strumento perfetto per integrare il “vecchio” mondo della pellicola con il “nuovo” o meglio, con la nuova istantaneità del mondo di oggi. Già a partire dalla scelta dallo strumento mi è sembrato che la polaroid potesse dimostrarsi un interessante punto di connessione tra le due cose e tra le nostre generazioni.
  2. Come nascono le tue storie? Qui da PhotoFactory Art hai già presentato due mostre, la prima dal titolo Polapiant! e la seconda Double Exposure. Puoi spiegarci brevemente le differenze tra i due lavori, quale è stata la tua esperienza con queste due mostre e quale è il significato della tua ricerca?
    Per quanto riguarda la prima mostra, Polapaint! appunto, direi che possiamo definirla il momento di unione tra le mie grandi passioni, il disegno, la pittura e la fotografia; mi piace molto che sulla fotografia ci sia la possibilità di intervenire con sperimentazioni, tante alchimie da studiare per non farla rimanere mai uguale a sé stessa. In pratica con la polaroid non ci si annoia mai! La cosa ulteriormente bella è che quando si fotografa si vedono delle cose intorno a sé, ci si trova a immaginare delle situazioni incredibili, è come se ci si trovasse di fronte un grande palcoscenico sul quale accadono e avvengono azioni, si sviluppano eventi che fanno per metà parte della realtà visibile e per l’altra metà rientrano invece nell’immaginario del fotografo.
    Allora tramite il disegno mi piace l’idea di lasciare il mio pensiero all’interno della fotografia dando vita a qualcosa di inusuale, come se l’immagine da sola non bastasse a esprimere la mia necessità di surrealismo e visionarietà, una completezza di linguaggio che solo l’intervento manuale, nel mio caso, sa restituire.
    Invece per quanto riguarda la seconda mostra, Double Exposure, sono partito sempre dall’idea di sperimentare; secondo me, quando si fotografa, si fa un po’ sempre una “doppia esposizione” perché la fotografia di per sé rappresenta ciò che viene inquadrato, ma poi c’è il pensiero personale che si sovrappone a questa realtà e allora, attraverso la polaroid, si possono fare delle belle associazioni di pensiero tra oggetti e forme. Si possono costruire delle storie realizzando una fotografia sola, un singolo scatto al quale vengono però associate più cose, perché un’immagine può essere unica e plurale, il che rende questo strumento un po’ particolare, quasi divino.
  3. Hai qualche progetto futuro sul quale stai già lavorando?
    Mi piace pensare sempre a cose nuove, mi sento molto un alchimista! Devo dire che attualmente sto pensando a un progetto da realizzare esclusivamente in pellicola. Nonostante sia molto di moda adesso, sento l’esigenza di tornare all’analogico. Nella mia riflessione ci sono due strade: o si trova un modo per produrre qualcosa di nuovo con l’analogico, oppure devo proseguire con il lavoro iniziato e trovare il modo per rendere il digitale analogico, un po’ come ho fatto con il primo lavoro di Polapaint! La cosa importante per me è quella di provare a usare in modi nuovi la fotografia, anche se non è un’impresa facile, voglio trovare la mia strada in questo mondo. Staremo a vedere!

Le opere di Matteo Ballostro sono disponibili presso lo spazio espositivo di PhotoFactory Art in Vico di San Matteo, 10/R.
Per informazioni si prega di contattare lo staff in orario di negozio o sulla pagina facebook: PhotoFactory Art Genova.

Photo Factory Genova

Una folta schiera di giovani talenti campeggia sulle pareti del punto vendita di Vico di San Matteo, al centro della zona culturalmente più viva della città, a pochi minuti da Piazza De Ferrari, da Via San Lorenzo e dal Porto Antico.

Orario
  • Lunedì:
    Chiuso
  • Martedì, Mercoledì, Giovedì:
    10:00//19:00
  • Venerdi:
    10:00//13:00 · 14:00//19:00
  • Sabato:
    10:30//13:00 · 14:30//19:00
PHOTOFACTORY Vico di San Matteo 10/R · 16123 GE · Tel. +39.0108602512
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